Vitamina C: storia, benefici, come funziona davvero nel corpo

Last Updated: 18 Luglio 2025

Vitamina C: una storia lunga, una funzione moderna

Difficile trovare qualcuno che non abbia mai sentito parlare della vitamina C. Divenuta quasi sinonimo di difesa immunitaria e rimedio contro il raffreddore, questa sostanza ha in realtà una storia millenaria e un profilo biochimico complesso, che vale la pena conoscere meglio.

Nel passato, la sua mancanza era tutt’altro che rara: i marinai impegnati in lunghe traversate oceaniche ne sapevano qualcosa. Lo scorbuto, causato proprio da una carenza di vitamina C, era la principale causa di morte a bordo: affaticamento, gonfiori agli arti, sanguinamenti gengivali e caduta dei denti erano sintomi tristemente comuni.

La svolta arrivò nel 1753, quando la Marina britannica rese obbligatoria la distribuzione di succo di limone durante le missioni navali. Solo nel 1928, però, si identificò l’effettivo principio attivo: la vitamina C, isolata dal biochimico ungherese Albert Szent-Györgyi, che ricevette il Premio Nobel nel 1937.

Negli anni ‘70, la vitamina C tornò al centro dell’attenzione grazie a Linus Pauling, uno dei pochi scienziati nella storia ad aver vinto due Premi Nobel. Con il suo libro “La vitamina C e il raffreddore”, sostenne l’uso di dosi elevate (fino a 13-14 grammi al giorno) per potenziare il sistema immunitario. Fu una proposta che spaccò in due la comunità scientifica, ma servì anche da catalizzatore: da allora, gli studi sulla vitamina C si sono moltiplicati.

Come viene assorbita? Meglio poco e spesso

Quando assumiamo vitamina C con la dieta o con un integratore, il nostro corpo inizia ad assorbirla nell’intestino tenue, più precisamente a livello dell’ileo. Fino a dosi moderate, l’assorbimento è attivo: le cellule dell’intestino prelevano attivamente la vitamina e la trasferiscono nel sangue. Per gli amanti dei dettagli, i trasportatori utilizzati sono gli stessi del glucosio, noti come recettori GLUT.

Ma se la dose è troppo alta, il sistema si “satura”. L’assorbimento diventa passivo e meno efficiente.
👉 Più vitamina C assumiamo tutta in una volta, meno ne assorbiamo davvero.

In una persona sana e normopeso, dosi superiori a un certo limite vengono semplicemente scartate. Il discorso cambia nel caso di somministrazione endovenosa, che consente concentrazioni molto più elevate nel sangue.

Esistono anche fattori che ostacolano l’assorbimento: stress, infezioni, età avanzata, fumo, febbre, farmaci come gastroprotettori o antinfiammatori. In presenza di questi elementi, il corpo potrebbe richiedere quantità più elevate per soddisfare il fabbisogno reale.

Dove va a finire nel corpo? Non si accumula, ma sa dove andare

Una volta assorbita, la vitamina C entra nel sangue e si diffonde rapidamente in tutti i tessuti. A differenza della vitamina D, non si accumula in un “magazzino” corporeo pronto all’uso: il nostro corpo ne fa uso continuo.

Nel sangue circola sotto forma di acido ascorbico, mentre la sua forma ossidata (acido deidroascorbico) rappresenta solo una piccola parte. Si distribuisce nei liquidi extracellulari — dove in una persona sana troviamo circa 200 mg/L — e in molti organi e cellule.

Le concentrazioni più alte si trovano:

  • nei linfociti, dove raggiunge livelli fino a 80 volte superiori rispetto al plasma,
  • nelle ghiandole surrenali e ipofisi,
  • ma anche nel fegato e nei muscoli, che ne conservano una discreta quantità.

👉 Questa distribuzione non uniforme spiega anche perché, in caso di carenza, i sintomi non compaiono subito, ma solo dopo alcuni mesi.

 Come viene eliminata? Il corpo non spreca (quasi) niente

La vitamina C è preziosa, e il corpo lo sa bene. In condizioni normali viene eliminata tramite le urine, principalmente sotto forma di acido ossalico. È per questo motivo che, in soggetti predisposti, si è ipotizzato un possibile aumento del rischio di calcoli renali in caso di dosi elevate e prolungate.

Ma il nostro organismo ha dei meccanismi di regolazione finissimi:

  • Se l’apporto è basso, l’assorbimento intestinale e il riassorbimento renale aumentano: il corpo “trattiene” il più possibile.
  • Se l’apporto è eccessivo, l’eccesso non viene assorbito e finisce con le feci. In questi casi può comparire anche diarrea osmotica, un segnale che stiamo esagerando.

In più, più vitamina C c’è nel sangue, più ne viene eliminata nelle urine: è un sistema di omeostasi che serve a mantenere costante il livello ottimale.

 Il consiglio del farmacista: poca, ma spesso

Se stai affrontando un periodo di stress, malattia, infiammazione o affaticamento, oppure sei un fumatore o in età avanzata, potresti aver bisogno di più vitamina C.

Ma attenzione: non serve una bomba da 2 grammi al mattino.

Meglio assumere 300-500 mg ogni 3-4 ore, per garantire una disponibilità costante e migliorare l’assorbimento.

Un apporto frazionato è più efficace, più sicuro e in linea con la fisiologia del nostro corpo.

Nota scientifica

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Nutrition (Carr & Vissers, 2013), l’assorbimento intestinale della vitamina C diminuisce sensibilmente oltre i 200 mg per dose, mentre dosi inferiori assunte più volte al giorno garantiscono un livello plasmatico più stabile e una migliore saturazione dei tessuti.