Antinfiammatori non steroidei (FANS): cosa cambia tra aspirina, ibuprofene, diclofenac e piroxicam
Antinfiammatori non steroidei (FANS): cosa cambia tra aspirina, ibuprofene, diclofenac e piroxicam?
Quando ci fa male la testa, un dente, la schiena dopo una giornata pesante, quasi tutti facciamo la stessa cosa: apriamo l’armadietto dei farmaci e prendiamo “un antinfiammatorio”. Ma dietro quella parola generica – FANS, Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei – ci sono molecole con storie, meccanismi d’azione e profili di sicurezza molto diversi.
In questo articolo cerchiamo di mettere ordine, confrontando quattro “classici”:
- acido acetilsalicilico (aspirina) e acido salicilico
- ibuprofene
- diclofenac
- piroxicam
L’obiettivo non è “fare da medico a distanza”, ma dare strumenti per capire meglio le scelte del medico e del farmacista, e usare i FANS in modo più consapevole.
Dal salice all’aspirina: una piccola storia dei FANS
La storia inizia con la corteccia di salice, usata da secoli come rimedio contro febbre e dolori. Dalla corteccia si isolò la salicina, poi l’acido salicilico, molto efficace ma duro per lo stomaco.
A fine Ottocento, l’acetilazione dell’acido salicilico portò alla nascita dell’acido acetilsalicilico (ASA, aspirina): meno irritante a livello gastrico e con una caratteristica unica, scoperta solo più tardi: la capacità di inibire in modo irreversibile l’aggregazione delle piastrine, riducendo il rischio di trombosi.
Negli anni ’60–’80 del Novecento arrivano le “nuove generazioni”:
- gli arilpropionici come l’ibuprofene, pensato come antinfiammatorio efficace ma più tollerato
- gli arilacetici come il diclofenac, molto potente sul dolore muscolo-scheletrico
- gli oxicam come il piroxicam, caratterizzati da un’emivita molto lunga (una compressa al giorno)
Nel 1971 John Vane chiarisce il filo rosso che lega tutti questi farmaci: l’inibizione della cicloossigenasi (COX), l’enzima che trasforma l’acido arachidonico in prostaglandine e trombossani. Da lì in poi la ricerca si concentra su selettività e sicurezza, con la scoperta delle due isoforme COX-1 e COX-2 e l’arrivo dei coxib.
Oggi, nella pratica clinica, il problema non è tanto “qual è il FANS più forte”, ma “qual è il FANS giusto, per quel paziente, in quel momento”, bilanciando beneficio e rischi.
Che cosa sono i FANS e come funzionano davvero
Tutti i FANS, in misura diversa, bloccano l’attività della cicloossigenasi (COX):
- COX-1 è presente quasi ovunque e produce prostaglandine “di servizio”: protezione della mucosa gastrica, regolazione del flusso sanguigno renale, funzione piastrinica.
- COX-2 viene “accesa” soprattutto durante l’infiammazione e partecipa ai meccanismi di dolore, edema e febbre.
Riducendo la produzione di prostaglandine:
- il dolore si attenua (meno sensibilizzazione delle terminazioni nervose)
- l’infiammazione si smorza (meno vasodilatazione ed edema)
- la febbre cala (modifica del “termostato” ipotalamico)
L’aspirina è un caso speciale:
acetila in modo irreversibile COX-1 e COX-2. Nelle piastrine, che non possono sintetizzare nuovo enzima, l’effetto dura per tutta la vita della piastrina (circa 7–10 giorni). È questo che la rende unica come antiaggregante a basse dosi.(PubMed)
Ibuprofene, diclofenac e piroxicam, invece, si legano alla COX in modo reversibile: quando il farmaco si allontana dall’enzima, la funzione si ripristina. Differiscono fra loro per chimica, selettività relativa su COX-1/COX-2, durata d’azione e profilo di sicurezza.
Quattro molecole a confronto
Aspirina e acido salicilico
L’acido salicilico oggi lo incontriamo quasi solo come topico: lozioni, unguenti e cerotti per verruche, calli, ipercheratosi, acne. È un ottimo cheratolitico, ma per via generale è troppo irritante per lo stomaco.
L’acido acetilsalicilico (aspirina) ha invece tre facce:
- Antiaggregante a basse dosi (in genere 75–100 mg/die, secondo prescrizione): è uno dei cardini della prevenzione secondaria di infarto e ictus.
- Analgesico/antipiretico per dolori lievi–moderati e febbre: oggi in molti casi viene preferito paracetamolo o ibuprofene, soprattutto per il profilo gastrointestinale.
- Antinfiammatorio ad alte dosi: un tempo usato per artriti, oggi molto meno per via dei rischi GI.
Nei bambini e adolescenti con malattie virali è controindicato per il rischio, raro ma gravissimo, di sindrome di Reye.
Ibuprofene: l’equilibrismo tra efficacia e tollerabilità
L’ibuprofene nasce come antinfiammatorio “più gentile” rispetto ai salicilati ad alte dosi. È uno dei FANS più usati al mondo perché, se:
- la dose è corretta
- la durata è breve
- il paziente non ha grandi fattori di rischio
riesce spesso a coniugare un buon effetto analgesico con una tollerabilità accettabile su stomaco, reni e sistema cardiovascolare.
Viene utilizzato per:
- dolori muscolo-scheletrici acuti (strappi, contusioni, lombalgia)
- cefalea, odontalgia
- dismenorrea
- alcune forme di dolore articolare
Esiste anche per via endovenosa in ambito ospedaliero (per esempio nel neonato per la chiusura del dotto arterioso), ma questi usi sono strettamente specialistici.
Diclofenac: molto efficace, ma non per tutti
Il diclofenac è spesso percepito dai pazienti come “il FANS che funziona”, perché è potente sul dolore infiammatorio, soprattutto muscolo-scheletrico (traumi, lombalgia, tendiniti, artrosi).
È disponibile in tante forme:
- compresse e capsule
- soluzioni iniettabili per l’uso acuto (per esempio coliche)
- gel, spray, cerotti medicati per applicazione locale
- collirio in ambito oculistico
Questa versatilità è preziosa, ma ha un rovescio della medaglia: il profilo di sicurezza, soprattutto sul cuore.
Un ampio studio danese su oltre 1,3 milioni di persone ha mostrato che l’inizio di una terapia con diclofenac è associato a un aumento di circa 50% del rischio di eventi cardiovascolari maggiori rispetto a chi non assume FANS, e di circa 20% rispetto a chi inizia ibuprofene o paracetamolo, già entro i primi 30 giorni di utilizzo.(PubMed)
Per questo molte agenzie e società scientifiche raccomandano prudenza nell’uso di diclofenac, soprattutto in persone con fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione, diabete, ipercolesterolemia, storia di infarto o ictus).(ResearchGate)
La forma topica (gel, cerotti) è un discorso a parte: i livelli sistemici di farmaco sono molto più bassi rispetto alla via orale e diversi studi e revisioni sistematiche mostrano una buona efficacia sul dolore artrosico del ginocchio con un modesto incremento di effetti collaterali locali (arrossamenti, prurito) e pochi eventi sistemici.(Cochrane)
Piroxicam: comodo (una volta al giorno), ma “pesante” per stomaco e pelle
Il piroxicam appartiene alla famiglia degli oxicam ed è caratterizzato da una lunghissima emivita (anche 50 ore). Questo permette, di solito, una sola somministrazione al giorno, cosa molto apprezzata nei trattamenti cronici come artrosi e artrite reumatoide.
Il problema è che questa “comodità” si paga:
- il rischio di ulcera e sanguinamento gastrointestinale è più alto rispetto a molti altri FANS
- sono state descritte, con frequenza relativamente maggiore, gravi reazioni cutanee (sindrome di Stevens–Johnson, necrolisi epidermica tossica)
Per questo, in molti Paesi, piroxicam non è più considerato un FANS “di prima scelta”, ma uno strumento da usare con grande selettività (e di solito con gastroprotezione), quando altre opzioni non sono efficaci o tollerate.(ResearchGate)
Benefici e rischi dei FANS: non solo stomaco
Apparato gastrointestinale
Tutti i FANS “classici” (non selettivi per COX-2) possono:
- irritare la mucosa gastrica (dispepsia, bruciore)
- favorire la comparsa di ulcere e sanguinamenti, soprattutto negli anziani, in chi ha già avuto episodi GI, o in chi assume contemporaneamente corticosteroidi, anticoagulanti o antiaggreganti.
Piroxicam e altri ossicam risultano in genere più rischiosi, mentre ibuprofene a basse dosi e per brevi periodi è spesso tra i più tollerati. I rischi, però, non sono mai zero, soprattutto se il farmaco viene usato spesso, ad alte dosi o senza controllo medico.(ResearchGate)
Reni e pressione
Bloccando le prostaglandine che dilatano i vasi del rene, i FANS possono:
- ridurre il filtrato glomerulare
- favorire ritenzione di sodio e acqua, con peggioramento di edemi e pressione.
Il problema è particolarmente importante in:
- anziani
- persone con insufficienza renale, scompenso cardiaco, cirrosi
- chi assume già ACE-inibitori/ARB e diuretici (la famosa “triple whammy”, triplice colpo sul rene).
Cuore e vasi
Dopo il caso rofecoxib (ritirato dal mercato), l’attenzione si è spostata molto sugli effetti cardiovascolari dei FANS. Oggi sappiamo che tutti i FANS, inclusi quelli tradizionali, possono aumentare il rischio di eventi trombotici, anche a breve termine, con differenze tra molecole ma senza veri “innocenti”.(PubMed)
Gli studi suggeriscono che:
- il diclofenac è tra quelli con profilo cardiovascolare meno favorevole
- ibuprofene e naprossene, in alcune analisi, hanno un rischio potenzialmente più contenuto, ma sempre da valutare caso per caso
- la bassa dose di aspirina fa eccezione perché, grazie all’effetto antiaggregante, riduce il rischio trombotico, ma non elimina quello associato all’uso contemporaneo di altri FANS a dosi antinfiammatorie.
Fegato e pelle
- il diclofenac è uno dei FANS più spesso associati ad aumento delle transaminasi e, raramente, a vere e proprie epatiti da farmaco; per trattamenti prolungati è consigliabile un monitoraggio laboratoristico
- il piroxicam, come abbiamo visto, è più frequentemente collegato a reazioni cutanee gravi rispetto ad altre molecole
Aspirina e ibuprofene: un’interazione da non sottovalutare
Un capitolo a parte merita l’interazione fra bassa dose di aspirina (per prevenzione cardiovascolare) e ibuprofene.
Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha mostrato che, se l’ibuprofene viene assunto primadell’aspirina, può bloccarne l’effetto antiaggregante, perché occupa temporaneamente il sito di legame della COX-1 sulle piastrine e impedisce all’aspirina di acetilarlo in modo definitivo.(PubMed)
Nella pratica, questo significa che chi assume aspirina a basse dosi per il cuore deve:
- sempre seguire le indicazioni del medico
- evitare l’uso “disinvolto” di ibuprofene per automedicazione
- se proprio necessario, assumere l’aspirina per prima e discutere con medico o farmacista su quale FANS usare e come distanziare le dosi.
Forme farmaceutiche: non è solo una questione di comodità
I FANS non sono tutti uguali neppure come via di somministrazione:
- la via orale (compresse, capsule, bustine) comporta maggior esposizione sistemica e quindi maggior rischio di effetti indesiderati sistemici
- le forme topiche (gel, cerotti, spray) permettono concentrazioni elevate nella zona dolente con livelli plasmatici molto più bassi
Una revisione Cochrane su oltre 10.000 pazienti con artrosi ha mostrato che diclofenac e ketoprofene topici possono dare una riduzione del dolore clinicamente significativa in una quota di pazienti (circa il 10% in più rispetto al placebo topico), con soprattutto reazioni cutanee lievi e pochissime complicazioni sistemiche riportate.(Cochrane)
Per dolori articolari superficiali (per esempio artrosi di ginocchio, piccole tendinopatie), iniziare da un FANS topico può essere un modo intelligente per ridurre il “carico di FANS” sull’organismo.
Come scegliere (insieme al medico e al farmacista)
Alla domanda “Qual è il FANS migliore?” la risposta onesta è: dipende dal paziente e dal problema da trattare. In linea molto generale:
- se serve un antiaggregante per prevenire eventi cardiovascolari, la scelta ricade su aspirina a basse dosi, non su altri FANS
- per un dolore acuto comune in un adulto sano, spesso si parte da paracetamolo o da ibuprofene a dose minima efficace e per pochi giorni
- per dolori localizzati e superficiali (articolazioni, tendini), ha senso provare un diclofenac topico prima di passare alla via orale
- in pazienti con rischio cardiovascolare elevato, il diclofenac sistemico andrebbe usato con molta cautela, valutando alternative e dosi minime per il minor tempo possibile(PubMed)
- farmaci come piroxicam possono essere considerati solo quando altre opzioni non funzionano o non sono tollerate, sempre dopo un’attenta valutazione dei rischi (GI, cutanei) e con adeguata gastroprotezione
Un principio però vale sempre: la dose più bassa che funziona, per il minor tempo possibile, e mai una terapia cronica con FANS senza un progetto condiviso con il medico.
Conclusioni
I FANS non sono tutti uguali e non sono “caramelle”: sono strumenti preziosi, che hanno rivoluzionato il trattamento del dolore e dell’infiammazione, ma che vanno usati con consapevolezza e personalizzazione.
- L’aspirina è unica per la prevenzione cardiovascolare.
- L’ibuprofene è spesso la prima scelta per il dolore acuto in persone senza grosse comorbidità.
- Il diclofenac è potente, soprattutto per il dolore muscolo-scheletrico, ma va maneggiato con prudenza in chi ha un cuore “fragile”.
- Il piroxicam offre la comodità della singola somministrazione giornaliera, a prezzo però di rischi maggiori su stomaco e pelle.
Capire queste differenze aiuta a dialogare meglio con il medico e il farmacista e a prendere decisioni più informate per la propria salute.
Avvertenza
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico. Non modificare mai terapie prescritte e non iniziare o sospendere FANS di propria iniziativa senza un confronto con il professionista sanitario di riferimento.


