Liquirizia e pressione alta: rischi, dosi e chi deve evitarla
Liquirizia: quando è “solo una caramella” e quando può diventare un problema per pressione e cuore
La liquirizia è uno di quei sapori che dividono: c’è chi la adora e chi la evita. In farmacia però la domanda non è “ti piace o no?”, ma “quanta ne stai assumendo e in che forma?”. Perché la liquirizia non è soltanto una caramella: deriva dalla radice di Glycyrrhiza (soprattutto Glycyrrhiza glabra) e contiene sostanze biologicamente attive, capaci di influenzare in modo concreto la pressione arteriosa e l’equilibrio di sali come sodio e potassio.
C’è poi un dettaglio che crea molta confusione: non tutto ciò che “sa di liquirizia” contiene vera liquirizia. In molti prodotti il gusto è dato da anice o aromi, mentre l’estratto di radice (quello che contiene la molecola più “problematicamente” attiva) può essere assente o presente in quantità variabili. Questo spiega perché alcune persone “non hanno mai avuto problemi” e altre, con abitudini simili, si ritrovano con pressione più alta o crampi.
La sostanza chiave: glicirrizina (acido glicirrizico)
Il principale responsabile degli effetti sulla pressione si chiama glicirrizina (o acido glicirrizico). È molto dolce e, soprattutto, interferisce con un meccanismo di regolazione del rene: in pratica può spingere l’organismo a trattenere sodio e acqua e a “sprecare” potassio. Il risultato è una combinazione che non piace al sistema cardiovascolare: aumento della pressione, ritenzione di liquidi e, nei casi più marcati, disturbi del ritmo cardiaco.
Qui è importante essere chiari: non stiamo parlando di “effetti teorici”. L’American Heart Association richiama anche casi clinici gravi legati a un forte calo di potassio dopo consumo importante di liquirizia nera, con rischio di aritmie potenzialmente pericolose.
“Ma quanta” liquirizia serve per alzare la pressione?
Per anni si è pensato che il problema riguardasse soltanto quantità davvero elevate. Oggi sappiamo che la soglia “sicura” potrebbe essere più bassa di quanto molti immaginino, e soprattutto che varia molto da persona a persona.
Uno studio randomizzato crossover pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition ha testato un’assunzione quotidiana di liquirizia contenente 100 mg di acido glicirrizico (la quantità che l’OMS aveva considerato, in generale, improbabile per causare effetti avversi). Nei giovani adulti sani, in sole due settimane la pressione sistolica domiciliare è aumentata in media di 3,1 mmHg, con contemporanea soppressione di renina e aldosterone (segnali biologici coerenti con l’effetto “ritenzione di sodio / perdita di potassio”). Gli autori concludono che la liquirizia è risultata “più potente del previsto” e che il limite di sicurezza potrebbe dover essere riconsiderato.
Se 3 mmHg sembrano pochi, pensa così: a livello individuale può essere “il niente”, ma in chi è già borderline, in chi assume farmaci antipertensivi, o in chi è più sensibile, può diventare quel gradino che sposta i valori stabilmente verso l’alto. E soprattutto: quello è un valore medio; alcuni reagiscono più di altri.
Sul fronte divulgativo, la British Heart Foundation ricorda che anche quantità “moderate” ma ripetute ogni giornopossono essere problematiche: cita come esempio 57 g circa al giorno (circa 2 once) soprattutto nelle persone sopra i 40 anni e in chi ha già ipertensione o storia cardiovascolare.
I segnali da non ignorare: liquirizia e pressione alta
Quando la liquirizia dà problemi, spesso non lo fa con “dolore” ma con segnali vaghi: gonfiore, pressione che sale, stanchezza, crampi, debolezza muscolare. Nei casi più seri possono comparire palpitazioni o aritmie. La FDA (richiamata dall’American Heart Association) invita alla moderazione e avverte che, sopra i 40 anni, 2 once al giorno per almeno due settimane possono portare in ospedale per aritmia; se compaiono debolezza muscolare o ritmo irregolare, la raccomandazione è interrompere e farsi valutare.
La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, sospendendo la liquirizia i livelli di sodio/potassio e l’equilibrio dei liquidi tendono a normalizzarsi. Ma proprio perché il quadro può assomigliare ad altre condizioni, se i sintomi ci sono è sensato parlarne con il medico.
Chi dovrebbe stare particolarmente attento
Ci sono situazioni in cui la prudenza non è “eccesso di zelo” ma buon senso clinico. Il NCCIH (NIH) sottolinea che la glicirrizina può causare effetti seri, soprattutto se consumata in grandi quantità o a lungo, e che anche piccole quantità possono essere associate a effetti severi in persone con ipertensione o problemi di cuore o reni (e in chi consuma molto sale).
In gravidanza il tema è ancora più delicato: il NCCIH segnala che l’assunzione di estratto orale di liquirizia in quantità elevate (circa 250 g a settimana) è considerata non sicura e può aumentare il rischio di parto prima delle 38 settimane.
Interazioni con farmaci: il punto “da farmacia”
Qui entra in gioco la parte più importante per chi prende terapie: la liquirizia non è solo “un cibo”, può comportarsi da sostanza attiva e interagire. Mayo Clinic ricorda che la liquirizia può ridurre i livelli di warfarin e potenziare gli effetti della digossina, un farmaco cardiologico in cui il margine di sicurezza è stretto. In questi casi, l’autogestione “a intuito” non è una buona idea: va discusso con professionisti.
E i prodotti “DGL” per lo stomaco?
Spesso si sente dire: “La liquirizia fa bene alla gastrite”. In realtà, per i disturbi tipo bruciore o reflusso si parla spesso di DGL (liquirizia deglicirrizinata), cioè con la glicirrizina rimossa o ridotta. Harvard Health, parlando di rimedi erboristici per il bruciore di stomaco, cita la DGL ma avverte anche che l’uso regolare della liquirizia “classica” può alzare la pressione.
In linea con questo, il NCCIH indica che i prodotti orali senza glicirrizina potrebbero essere sicuri fino a 4 mesi (non è un “via libera” universale, ma è una distinzione importante).
Il messaggio pratico (senza allarmismi)
Se ti capita una liquirizia ogni tanto, per la maggior parte delle persone non succede nulla. Il punto critico è l’abitudine quotidiana, l’uso “a manciate”, oppure l’assunzione attraverso più fonti senza accorgersene (caramelle + tisane + integratori). E soprattutto: se hai pressione alta, sei in terapia cardiovascolare, hai problemi renali, sei in gravidanza o hai avuto episodi di aritmia, la liquirizia merita lo stesso rispetto che daresti a un integratore “attivo”.
In farmacia, la domanda giusta diventa: “Quanta vera liquirizia (con glicirrizina) sto prendendo e con quali altre terapie la sto combinando?”. È una domanda semplice, ma spesso risolve dubbi che altrimenti restano appesi tra dieta e sintomi.
Fonti
American Heart Association – “Black licorice is a candy that should inspire caution.”
NCCIH (NIH) – “Licorice Root: Usefulness and Safety.”
Af Geijerstam P. et al., 2024 – RCT su pressione, renina e aldosterone con 100 mg/die di acido glicirrizico.
British Heart Foundation – “Could eating liquorice affect my blood pressure?”
Mayo Clinic – “Herbal supplements and heart medicines may not mix” (sezione liquirizia).
Harvard Health – “Herbal remedies for heartburn” (DGL e pressione).


